Pensare con il corpo

Scritto in La rubrica di Ernesto | 28 dicembre 2011

Avete mai pensato a chi gestisce il nostro corpo? Chi è che manovra così perfettamente il nostro organismo? Da chi è regolato e mantenuto l’equilibrio interno dell’essere umano che è la macchina più complessa e sofisticata che esiste al mondo? Ebbene, io me lo chiedo continuamente, ed ogni volta non riesco mai a trovare una risposta precisa. Così ho approfondito l’argomento con corsi di formazione e leggendo qualche libro sul “Training Autogeno”, sul “Metodo Feldenkrais”, sullo “Yoga”, sul “Metodo Mezieres”, sul “Reiki”, sul “Pilates” e tutte queste discipline mi hanno portato alla consapevolezza che, dietro questo sistema così complicato, qualcos’altro c’è… Come avviene in ogni altro ecosistema, è verosimile pensare che anche l’organismo umano si regga su una forma intrinseca di autogestione, capace di coordinare tutti i suoi bisogni fisiologici e psicologici.

Un coordinamento di questo tipo non può che presupporre uno strumento che vada oltre la coscienza. Se infatti la coscienza si forma in relazione alla breve storia di un individuo, per sua natura non può che essere  influenzabile e pertanto poco affidabile ai fini del mantenimento di un equilibrio così preciso, formatosi nel corso di milioni di anni. Per tutti questi motivi, si è più propensi a credere che, in fatto di coordinamento, esista effettivamente un ulteriore livello capace di aggirare i fanatismi del momento, i condizionamenti morali ed educativi, culturali, ideologici, religiosi, storici, familiari, ecc. e tutti i fattori ai quali ciascuno è sottoposto in un momento particolare. Ma se non si tratta della coscienza o della volontà,  allora, cosa e chi sarà a manovrare il sistema umano? Probabilmente, sarà una forma di “gestione inconscia” , come è necessario che sia, per riuscire a gestire nel più breve tempo possibile la formidabile quantità di informazioni che le derivano dall’esperienza, dalle sensazioni, dalle percezioni, e probabilmente anche da una serie di dimensioni a noi sconosciute. Sarà un’organizzazione intelligente, interna al sistema nel suo complesso, in grado di autocorreggersi continuamente, di fare nuove scelte, di orientarsi diversamente. E noi dobbiamo solo collaborare con questa forma intelligente superiore …che vive dentro di noi…ascoltando e riconoscendo come cambia il nostro corpo in relazione alle diverse situazioni in cui si trova, senza sostituirci ad essa, fornendo informazioni che possono essere utili per far decidere al meglio chi gestisce, chi manovra l’equilibrio dell’essere umano. Pensate al mal di stomaco prima di un esame (a me veniva sempre), o prima di un colloquio importante di lavoro, o prima o dopo un avvenimento importante della nostra vita, ebbene, questo fastidio, che a volte può degenerare in patologia, dipende proprio dal nostro inconscio, che non riusciamo a gestire volontariamente. L’arrossire, il balbettare, l’insicurezza nel parlare, sono tutti segnali che il nostro corpo ci manda e noi dobbiamo solo imparare prima a percepire e poi a gestire. Proprio per questo, i meccanismi fisici e psicologici di una persona non funzionano mai separatamente, ma sono regolati da un’unica forma di gestione interna, per cui quando si provoca uno squilibrio fisico si possono avere problemi psichici e viceversa. Imparare a “percepirci” (non solo a livello fisico, ma anche mentale ed inconscio), ci aiuterà a controllare meglio le eventuali tensioni muscolari ed osteo-articolari; proprio questo è quello che ripeto sempre nei miei corsi di “Ginnastica Posturale e Training Autogeno”.  Infatti, molte volte, un sintomo o un problema, non è sempre dove si manifesta il dolore, ma deve essere cercato anche in altre zone, magari anche in stati emotivi (ansia, stress, traumi o disturbi passati).Ed allora, in che modo possiamo aiutarci a stare meglio o bene? Lo possiamo fare, cercando di dedicare un po’ più di tempo a noi stessi, cercando nel rilassamento, nella respirazione, nello stretching e nell’attività fisica la giusta “dimensione d’ascolto” del nostro corpo, rendendo più “nobili” i segnali e i messaggi del nostro organismo, valorizzando proprio gli stati emotivi.

Per concludere, “pensiamo un po’ di più col corpo e di meno al corpo”….