Lasciati emozionare dalla vita

Scritto in La rubrica di Ernesto | 28 aprile 2010

Quando ci troviamo in un negozio, tipo una boutique o un salone di automobili, dove commesse e venditori cercano di convincerci a comprare qualcosa, il modo più elementare per riuscirci sarà quello di farci percepire la brevità dell’offerta “domani finiscono i saldi, sono le ultime paia, gli incentivi per la rottamazione scadono a fine mese, ecc.” La fretta, in questo caso, può essere interpretata dal nostro corpo come una situazione di allarme, di emergenza; in queste condizioni, allora, l’organismo si organizza bloccando le proprie sensazioni interne, a discapito dei reali bisogni del momento, e non è più in grado di valutare se quella macchina, quel paio di scarpe o quel vestito corrispondono veramente alla proprie esigenze. E’ molto più facile manipolare una persona che non ha più emozioni, o che non le riconosce, che non presta attenzione al suo bisogno e che quindi, in una situazione di allarme, di emergenza, di paura o di confusione, si aggrappa alla prima soluzione che le viene proposta, in questo caso quella dell’acquisto.
I ritmi intensi della nostra vita, non ci permettono di intervallare “l’azione con il riposo”…siamo costantemente presi dalla frenesia quotidiana e non ci fermiamo mai a godere delle esperienze che viviamo.

A volte ci illudiamo che facendo più cose e sfruttando maggiormente le opportunità, possiamo ottenere molto di più dalla vita. In realtà è esattamente l’opposto, perché il tempo di cui dispone una persona è in relazione al suo stato di rilassamento e alle sensazioni trasmesse dagli organi e dalle altre sue strutture profonde. Infatti, nello stesso spazio di tempo, acquista più valore la maniera in cui certe cose vengono fatte e non la loro quantità, soprattutto quando queste avvengono in modo ripetitivo.
Da quando pratico più costantemente le tecniche di rilassamento e meditazione della “Somatopsichica, la Dinamica Mentale di Base”, mi riesce più facile interpretare i gesti di vita quotidiana.

Ho appena finito di vedere il “Gran Premio di Formula Uno”, e secondo me, un pilota di una macchina così veloce, o anche uno sciatore, o tanti altri campioni dello sport, a cui io sono vicino per il mio lavoro e la mia passione, possono rappresentare dei validi esempi di come si possano gestire, nei migliori dei modi, alcuni frangenti di vita. Infatti, un pilota, o uno sciatore, rallentando la sua percezione del tempo ed ascoltando le proprie sensazioni, invece di arrivare alla curva sotto pressione e quindi con uno spazio ridottissimo, ha più opportunità di prendere coscienza e vivere l’esperienza per un tempo più lungo. Quando ci si immedesima completamente nelle singole sensazioni, infatti, le si assapora pienamente, fino ad arrivare ad avere addirittura una percezione soggettiva del tempo allungata., quindi di fare più cose e di farle meglio.

Diversi anni fa, ho assistito dal vivo, ad una gara internazionale di Alberto Tomba, e mi ha impressionato proprio il suo modo di concentrarsi prima della partenza: restava ad occhi chiusi al centro della pista e, muovendo la testa a destra e a sinistra, simulava le curve di tutto il percorso. Quello era il suo training “meditativo” che insieme alle altre qualità, gli ha permesso di diventare uno dei campioni italiani più forte e famoso in tutto il mondo. (Chiaramente vinse la
gara, arrivando primo in tutte e due le manches).
Dunque, dovremmo essere più bravi a capire, come sia importante fermarci a riflettere e vivere pienamente la nostra età ed il nostro tempo, in qualsiasi situazione ci troviamo.

Questo, può risultare più evidente nei bambini che, nello stesso tempo di un adulto, raccolgono un numero di esperienze infinitamente maggiore.
Se continuiamo a fare sempre le stesse cose ed a farle sempre vertiginosamente, non riusciamo più a vivere le nostre sensazioni, le nostre esperienze e i nostri sentimenti, perché ci convinciamo di non avere il tempo per farlo…
Ed invece no, il tempo c’è, e se non ci fosse, dobbiamo farlo uscire.
Quando la fretta è una costante della nostra vita, tanto da farci perdere la capacità di riconoscere le nostre emozioni e i nostri bisogni, l’organismo si trova per la maggior parte del tempo in uno stato del sistema nervoso “di emergenza”, che non permette mai il recupero necessario…e questo, prima o poi, si paga.
E’ ciò che avviene sistematicamente nella nostra società, dove fin da bambini si viene sollecitati a raggiungere, molto più in fretta, determinati obiettivi. Forse mi potrò sbagliare, e chiedo scusa in anticipo a qualche insegnante, ma vedo spesso che, già all’asilo i bambini vengono preparati per le elementari (…e quando giocano?), alle elementari per le medie (…e quando giocano?), alle medie per le superiori e così via… facendo abituare già da piccoli i nostri bambini a pensare al “domani” e non a vivere il presente, senza valutare che ogni periodo ha il suo tempo, con le sue gioie, emozioni e sentimenti…
Solo abbassando il “ritmo della vita” ci si può permettere di fare più esperienza; invece, finché si resta incastrati nel meccanismo, non si sa nemmeno a che gioco si sta giocando, che cosa si sta comprando, perché si lavora in una certa azienda, perché o per chi si sta studiando qualcosa.
”Azione e contemplazione”, così come “azione e riposo”,  sono quindi due funzioni complementari; non si possono dividere se non al prezzo di una perdita del loro significato: l’azione crea un mutamento fisico, fa succedere qualcosa, ne vediamo gli effetti, crea quella che definiamo “un’esperienza”. Ma è solo quando esiste la susseguente quiete, la pausa, lo stare con l’esperienza, l’assaporare l’esperienza, il lasciare che cresca dentro di noi, che si integri, solo così, tale esperienza acquista senso e valore.
Ebbene, questo modello raffigura anche il mio pensiero e il mio orientamento verso il miglioramento della qualità della vita, allenando la mente verso la positività, il successo, la salute e il benessere.