La magia delle parole

Scritto in La rubrica di Ernesto | 28 settembre 2010

Ognuno di noi ha sperimentato nella sua vita il potere delle parole e di come, a volte, alcune possano entrare così in profondità nella nostra mente, da cambiare completamente il modo in cui vediamo le cose, i nostri comportamenti e le nostre convinzioni.
A distanza di anni, le parole di un genitore, di un amico, di un insegnante, di un allenatore o di uno sconosciuto, che ci sono state dette in un certo modo e in un preciso momento, possono ancora condizionare la nostra identità e l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Le parole hanno un potere immenso del quale spesso non ci rendiamo conto.
Definirti “distrutto” invece che “affaticato” non ti fa sentire automaticamente ancora più stanco?
Con le parole comunichiamo i nostri stati d’animo, le nostre idee, le nostre convinzioni agli altri, ma anche e soprattutto a noi stessi.
Le cose che ci diciamo costantemente e intensamente poco per volta diventano la nostra realtà.
Basta che consideri il fatto che ci sono parole in grado di provocare in te, solo ascoltandole, un’immediata reazione emotiva. Una persona che ti insulta, per esempio, suscita in te sensazioni del tutto diverse rispetto a qualcuno che si rivolge a te dicendoti: “Amore mio” oppure “Sei la cosa più bella della mia vita”.
O ancora, pensa che differente sensazione si percepisce utilizzando la frase “Ho un problema”, rispetto a “Ho una situazione da risolvere”.
Parlando di “problema”, è come se si avesse un enorme macigno che grava sulle spalle o una spada di Damocle pronta a cadere sulla testa; invece, parlando di “una situazione da risolvere”, oppure una nuova sfida o una nuova possibilità di crescita, si tende a preoccuparsi molto di meno ed a orientarsi immediatamente alla soluzione. Anche la fisiologia del corpo è rivolta già all’azione e a come risolvere la situazione che si è presentata.
Qualche tempo fa fui contattato telefonicamente da una signora, la quale avrebbe voluto che la figlia quattordicenne si iscrivesse ad uno dei corsi in palestra, soprattutto per creare nuove amicizie, perché convinta che ciò avrebbe potuto aiutarla a superare le sue gravi difficoltà di socializzazione e di apprendimento. Prima di iniziare, volli conoscere la ragazza e così parlai da vicino anche con la mamma. Quando le incontrai, la madre iniziò a descrivermi, con grande foga e con un’incredibile accuratezza, quanto la ragazzina fosse “svogliata”, “incapace di concentrarsi”, “distratta”, “smemorata”, “incapace di relazionarsi con gli altri”, rinforzando costantemente questi messaggi con frasi lapidarie tipo: “E’ sempre stata così” oppure “Abbiamo perso ogni speranza” o ancora “Mi vergogno di essere sua mamma”! Ti lascio immaginare gli sguardi della ragazzina che accompagnavano le parole della madre.

Era evidente che, con tutto il bene che un genitore può volere ad un figlio, era proprio lei ad essere, involontariamente, una delle cause principali degli stati d’animo negativi della figlia, naturale conseguenza della costante opera di sfiducia nei confronti della ragazza in un periodo di crescita fondamentale per acquisire autostima e consapevolezza delle proprie capacità.
A volte non ci rendiamo conto dei danni che facciamo con i bambini o con i nostri figli!
Qualche giorno fa ero in piscina al Central ed ho assistito ad una delle comuni scene di vita quotidiana fra genitori e figli.
C’era una bimba di 6 anni che mangiava un gelato, un calippo. Il gelato le scivolò di mano e finì a terra, fra l’altro ancora avvolto nel cartone, quindi da poter essere tranquillamente mangiato. Un bimbo che fa cadere qualcosa, non mi sembra poi una situazione tanto inusuale, vero? Ed invece, rimasi scioccato dalla reazione del padre. Stava quasi per prenderla a schiaffi, ma peggio, iniziò ad urlarle: “Sei una stupida, una cretina, non sai fare mai niente, fai cadere sempre tutto a terra”. E più la bambina era impaurita ed immobilizzata con le lacrime che le bagnavano il viso, più il padre innervosendosi, continuava con quei suoi insulti completamente fuori luogo.
E poi a volte, non ci spieghiamo alcuni comportamenti strani o inconsueti dei nostri figli, del tipo, come potrebbe seguire all’episodio raccontato: “Non riesco a capire perché a mio figlio non piace più il gelato, eppure prima ne mangiava tanti”, o altre cose del genere.
E’ chiaro che un bambino, come un adulto, inconsciamente, può associare un episodio sgradevole, (insulti) che gli provoca “dolore” a una situazione piacevole (gelato), ancorando involontariamente alla sua mente la situazione estremamente negativa a quella positiva del gelato, rifiutando poi, in seguito, quest’ultima.
Chissà quanti altri esempi del genere potremmo trovare durante la crescita dei nostri bambini, comportamenti o parole ripetute che hanno solo inculcato nelle loro menti credenze completamente depotenzianti.
Vi prego, genitori e insegnanti: Critichiamo i comportamenti dei nostri bambini, ma mai la loro identità, appiccicandogli addosso un’etichetta.

Non diciamo mai a un bambino: “Sei uno stupido”, “Sei cattivo” o “Non sei capace”, ma piuttosto: “Hai fatto una stupidaggine”, “Ti sei comportato male” e “Non ci stai riuscendo”, perché quando gli diciamo quelle parole, rappresentiamo per lui l’unico punto di riferimento, il suo esempio di vita e, credendo in queste affermazioni, potrebbe trasformarle nella sua realtà.
Critichiamo pure gli “sbagli”, è il nostro compito, ma se vogliamo il loro bene, non facciamoli mai sentire “sbagliati”! Altrimenti, poi, non dovremmo chiederci del perché si cresca con le paure e, da grandi, si resti attanagliati da ansia e preoccupazioni.
Ricordiamoci che le nostre parole su di loro hanno un grande peso e, a volte, possono essere dei macigni.
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(Rif. art. Testo R.R.)